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Costruiamo il vocabolario delle emozioni

VOCABOLARIO EMOZIONI

Una volta una collega mi ha invitato ad acquistare l’Atlante delle emozioni umane di Tiffany Watt Smith, un saggio che è una raccolta preziosa di racconti sulle emozioni, racconti che si basano su presupposti culturali, leggende locali, anedotti ed esperienze raccolte dai luoghi più disparati del mondo. Il fatto che sia stata una collega a suggerirlo è una conditio curiosa, con il senno di poi del progetto The Good Attitude che ha a cuore l’intelligenza emotiva come leva per migliorare sè stessi e le relazioni interpersonali, in particolare nel contesto lavorativo.

Nel nostro progetto The Good Attitude approcciamo le emozioni perchè diventino un secondo linguaggio naturale, fatto di regole proprie e di caratteristiche che aiutino le persone ad usarle come ponte relazionale. Per andare ben oltre un semplice ‘mi sento’ ma anche per essere in grado di dettagliarlo nelle forme più sfaccettate e ricche che si possano esperire. Perchè siamo e dobbiamo restare soprattutto umani; quello che ci contraddistingue è la capacità di sviluppare empatia con gli altri esseri.
Per provare empatia, bisogna conoscere le emozioni.

Tiffany Watt Smith ne ha esplorate 156; e tu, quante ne hai provate?

Il vocabolario di The Good Attitude

greng jai

In Thailandia è un termine che identifica la riluttanza provata nell’accettare un’offerta di aiuto. Per quale ragione si sperimenta questa riluttanza? A causa del disagio che provoca la richiesta di aiuto stessa e la paura di ferire i sentimenti altrui. Greng Jai è un concetto, una hot keyword a livello culturale che fa parte di una semantica delle emozioni molto radicata in Thailandia. Nasce dall’unione di due parole: mente/cuore/spirito e paura/dispiacere. Ed è una concetto intraducibile, proprio e specifico del contesto culturale in cui si è sviluppato e radicato.

Sgodevole o sgodevolezza indica nel dialetto emiliano-romagnolo la capacità di essere indisponibili ad oltranza verso il mondo e verso se stessi. Anche se usato specialmente nel dialetto locale ho trovato questo aggettivo molto adatto a descrivere l’atteggiamento di alcune persone che per natura o per volontà decidono di ergere un muro tra loro e gli altri che si esprime in risposte scortesi, ripicche, violenza verbale immotivata e scortesia. In una parola un personaggiə che NON SI AFFRONTA!